Mercoledì, Febbraio 20, 2019
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Vicende Storiche del Convento di Santa Maria Vetere-Il testamento di Anna de Salzedo

In tempo in cui la Duchea di Andria fu feudo del gran capitano Consalvo di Cordova, questo convento trovò una benefattrice insigne nella pia signora Anna de Salzedo, sorella del governatore di Andria, Giorgio, che ne prese possesso nell’ Ottobre 1514, e vedova del gentiluomo Giovanni de Poggio, marchese di Marcianise. Invaghitasi della salubrità di questo clima, la Salzedo vi si trattenne sino al 1563, quando col suo fratello si ritirò in Napoli, perché questa Duchea fu venduta ai Carafa. Religiosissima e devotissima com' era di S. Francesco d'Assisi, fu largamente munifica verso i frati di S. Maria Vetere, ed a sue spese vi eresse un altare in onore della SS. Annunziata, ed ai piedi di esso si fece scavare ancor vivente il sepolcro. Passionata quant' altra mai di Sant'Anna, in ogni anno, il 26 luglio, dispensava larghe elemosine ai poverelli, rimunerava i frati, e pietosamente provvedeva ai bisogni dei monaci, che dalla provincia venivano a curarsi nell'ospedale di questo convento. Il 25 ottobre 1583, trovandosi inferma nella sua abitazione sita in piazza di S. Giovanni dei Fiorentini, volle fare il suo testamento per mano del notaio Decio Benincasa, e non avendo figliuoli, lasciò ed istituì suo erede universale e particolare sopra tutti i suoi beni il venerabile monistero di S. Maria Vetere di Andria, con i seguenti pesi e condizioni:

"In primis che detto monistero e lo padre Guardiano debbino con effetto e senza escusazione alcuna di qualsivoglia impedimento la quarta parte di quello che ogni anno in perpetuum perverrà franco dall'eredità di essa signora Anna testatrice, al giorno della festa di Sant' Anna di qualsivoglia anno in perpetuum spenderla e dispensarla a vestiti dei poveri, tanto mascoli quanto femine, e quelli elemosinaliter dispensare per l'anima di essa signora testatrice a persone povere e bisognose ut supra, la quale dispensa si debba fare con vera carità e zelo di elemosina, ed in quella non ci debbono fare intramettere signori, nè ricchi, nè persone qualificate, nè farle a compiacenza d' altri, ma assolutamente a persone bisognose, con vero zelo di carità e non altrimenti, perché così ha ordinato essa signora testatrice, e voluto e si debba osservare inviolabilmente. Item con peso che esso monastero, erede istituito ut supra, e lo presente frate Guardiano e frati di esso presenti e futuri debbano con effetto celebrare e far celebrare una messa il di in perpetuum per l'anima ed in remissione dei peccati di essa testatrice, perché così ha disposto. Item con peso che detto Guardiano e frati di detto monastero ut supra, erede istituito, debbino fare una immagine della B. S. Anna, ornata, di spesa di ducati 30, incontro la cappella di essa testatrice, che è sub titulo SS. Annuntiationis sita in detta Chiesa, in onore di detta B. Anna et per memoria di essa testatrice ; perché così ha voluto si segui et observi essa signora testatrice. Item la signora Anna ha voluto che quantunque venisse a passare dalla presente vita, suo corpo sia sepolto e posto loco depositi nella Ven. Chiesa di S. Joachini di Napoli, lo quale corpo seu cadavere si debba per detto Monastero, erede istituito, e per lo P. Guardiano e frati di quello trasportare conducere e sepellire in detta cappella della SS. Annunziata di essa testatrice, sita dentro detta città ed ecciesia seu Monastero ut supra in detta città di Andria, e così si debba osservare e non altrimenti. Item vuole essa signora testatrice che sia celebrata li 13 e li 24 messa per l'anima sua in detta ecclesia di S. Joachini, e per quelle se le dia la elemosina necessaria. " Item la signora Anna testatrice ha raccomandata l' anima sua alla SS. Trinità ed a tutta la corte celestiale ad gloriam belli quali et pro remissione dei suoi peccati volo si paghino le infrascritte limosine pro una vice tantum :

  • All' Ospedale degl' Incurabili, ducati 50.
  • Al Monastero del Gesù delle Monache, ducati 30.
  • Alle monache del Monistero Jerusalem di Napoli, ducati 30” (cfr "Storia della Città di Andria p II° -Pastore  cap XI par 262 pag.314-317)

Dopo stabiliti altri legati a persone di sua famiglia, lascia esecutore testamentario il Ministro Reverendo Provinciale Fra Angelo di Nola, ministro della Provincia di Terra di Lavoro di detto Ordine di S. Francesco dell' Osservanza, con piena facoltà, dopo la sua morte, di vendere, alienare, raccogliere, pagare e concordare, quietare e comporre in giudizio. Per ciò che riguarda Andria, vuole che sia esecutore il R. P. Provinciale, a cui dà le stesse facoltà, concesse al ministro di Terra di Lavoro. A questo testamento segue un codicillo sotto il di 29 dello stesso mese. Dopo pochi altri giorni la De Salzedo passò a miglior vita; ed il Provinciale di Terra di Lavoro diede inizio all’ esazione dei crediti ed alla vendita dei mobili. Questa eredità ascese a ducati 6000; dai quali dedotte le spese necessarie per lo adempimento dei variai legati, e di quanto occorse per la spezieria, 1’ infermeria e la rifrazione del Convento di Andria, secondo la volontà della testatrice, rimasero ducati 3000. Dei quali 2000 erano impiegati sopra i beni dei signori Turbali di Napoli, e 1000 sopra i beni del sig. Marcantonio Casale di Marcianise, in provincia di Terra di Lavoro; donde ricavava si l'annuo censo dell' 8 %. Sennonché nel 1585, essendo pervenuta questa somma in potere dei Minori Osservanti di Andria, i Commissari della reverenda Fabbrica di S. Pietro, dopo di essersi appropriata una parte considerevole di detta eredità, pretendevano che i rimanenti ducati 3000 non andassero a beneficio di essi frati, perché, secondo il loro Istituto, incapaci di ereditare ! In tale doloroso ed inaspettato frangente, i frati di Santa Maria Vetere ricorsero al Santo Padre Sisto V, supplicandolo istantemente di essere abilitati ad accettare siffatta eredità; mentre essi non avevano onde vivere. Il Pontefice accolse di buon grado la supplica, e, ponderato maturamente l’ esposto dei Padri, emanò una sua Bolla, che incomincia :

" Exigit incumbentis Nobis apostolicae servitzi-tis officium etc.”

nella quale dichiara che non ad istanza dei frati, o di chicchessia, ma di propria volontà, e per sua mera liberalità, vuole che i Padri Osservanti della città di Andria, sotto il titolo di S. Maria Vetere, siano capaci di acquistare l’ eredità di D. Anna Salzedo, a tenore del testamento di lei, e di alienare, vendere, commutare ed impiegare in altri corpi la somma dei ducati 3000, liberamente loro pervenuta da essa eredità, con l' obbligo di adempire scrupolosamente ai pesi loro ingiunti dalla testatrice; sotto pena della divina indignazione a chiunque contraddicesse a questo suo rescritto, nonostante le capitolazioni di Paolo suo predecessore: “De non alienandis rebus ecclesiasticis”. Questa Bolla, datata da Roma il di 13 marzo 1586, si conservò originalmente nell' archivio di S. Maria Vetere; ora non esiste più! Assicurati i Frati di questa eredità, furono solleciti di trasportare il cadavere della Salzedo da Napoli in Andria, e di collocarlo nella sua sepoltura gentilizia, che stava ai piedi della cappella dell'Annunziata, a destra dell' altare maggiore. E poiché dal fruttato dei ducati 3000 dovevasi dedurre la quarta parte per spenderla in beneficio della vestizione dei poveri, e ciò far si doveva dai frati, nella loro chiesa; essi, considerando che nella scelta dei poveri potessero facilmente errare, non conoscendoli bene; considerando che volendo a tal uopo girare per la città, potrebbero cagionare scandalo a qualcuno; deliberarono, in vigore delle facoltà ottenute dalla S. Sede, di affidare detta somma alla magnifica Università di Andria, con l’ interesse dell' 8 %. L’ Università, considerando che i frati, se avessero voluto badare alla scelta dei poveri, non avrebbero potuto attendere ai propri doveri; considerando che qualche scandalo ne potesse derivare ; ben volentieri accettò il capitale di ducati 3000; così avrebbero quelli potuto più santamente e tranquillamente attendere al servizio di Dio, della chiesa ed alla orazione. A tale effetto il 17 giugno 1587 adunatisi nel convento di S. Maria Vetere, per parte dell' Università, il notaio Giacomo de Morselli, general Sindaco di Andria, ed i signori Gianbernardino Mele, Giandonato Conoscitore, Marino Superbo, notaio, e Gianluca Vangelli; e per parte dei monaci, Fra Paolo Marchiano, guardiano, Fra Deodato da Andria, vicario, Fra Francesco da Gravina, Fra Francesco da Pisticcio, Fra Lorenzo da Conversano, Fra Francesco da Conversano, Fra Pacifico da Acquaviva, Fra Vincenzo da Lecce, ed il Commissario Provinciale, Fra Lorenzo da Galatina, fu stipulato un pubblico istrumento per mano del notar Gianvincenzo di Tota, avanti al regio giudice Gianferdinando Conte, ed ai testimoni D. Girolamo di Clausulo, D. Paolo Cirece, D. Agostino Volpone, ed il magnifico dottore in ambo le leggi, D. Gianbernardino Conoscitore. L'Università promise di munirsi del regio assenso fra un anno, e per cauzione dell' annuo e perpetuo censo di ducati 240, che doveva ai frati, obbligava tutti i dazi, gl'introiti e le gabelle, e specialmente le gabelle della farina, del vino mosto, degli introiti delle derrate e dei loro frutti. Dai 26 luglio 1588 pagò sempre esattamente tale censo al monastero di S. Maria Vetere, ma nel 1628, essendosi formato un nuovo stato dal reggente Carlo Tappia, la somma fu ridotta a ducati 204, da pagarsi ogni tre mesi sulle gabelle minute, ciò in dicembre, aprile ed agosto. In prosieguo il Municipio di Andria decadde dalla sua floridezza, però nel 1740, ad istanza dei suoi creditori essendo stato dedotto in patrimonio, lo stato suddetto venne riformato, e dalla Regia Camera della Sommaria, nel 1741, fu sospeso un tale pagamento. Allora i frati, col consiglio del loro Sindaco Apostolico, D. Felice Antonio Tesorieri, nel giugno 1742, comparvero nel supremo tribunale della regia Camera, ed esibiti i documenti, donde nasceva il detto annuo pagamento, e donde appariva di essere stati mantenuti nel possesso sino al 1738, come si rilevava da un certificato di Nicolò Antonio Tota, patrizio e sindaco d'Andria dal 10 settembre 1737 al 10 agosto 1738 (2). Cosicchè il giorno 11 luglio del medesimo anno ottennero dal marchese D. Carlo Puoti, presidente Commissario, di essere mantenuti nel possesso di esigere ogni anno i ducati 204. Se nonchè il signor marchese D. Antonio Turboli, appaltatore delle gabelle di Andria, dal 1711 al 1745, mai volle fare questo pagamento, a riserva d' una sola annata; sicchè i monaci restarono creditori del Municipio di ducati 897. Terminato l'appalto del Turboli, essi si portarono di bel nuovo in Tribunale, e nel febbraio 1747 ottennero che, senza pregiudizio dell' attrasso, che poi ricevettero nel 1754, l'Università continuasse a fare loro 1' annuo pagamento della suddetta somma. Nel settembre 1783, essendosi nuovamente riformato lo stato predetto, i frati, temendo che venisse loro impedito il solito pagamento annuo, ricomparvero nella Regia Camera, ed il 10 marzo 1785 ottennero dal marchese Granito, Presidente Commissario, il decreto che l'Università di Andria avesse dovuto continuare il pagamento degli annui ducati 204 in beneficio del monastero di S. Maria Vetere, giusta il decreto dell' 11 luglio 1742. Tale decreto ai 2 aprile 1785 venne notificato alla Corte Ducale dal Sindaco Apostolico, signor Pasquale Spagnoletti. Col passare degli anni questo censo si andò sempre più assottigliando fino a ridursi a ducati 183,60.

Nel 1563 Anna Salzedo vi aveva fatto costruire sul presbiterio, dalla parte dell’Evangelo, un altare in onore della SS. Annunziata, ed ai piedi di esso una tomba gentilizia, ove venne seppellita nel 1586. Ma rimodernatasi la chiesa, nel passato secolo, l’altare venne distrutto, e la pietra sepolcrale di questa insigne benefattrice fu spezzata! Dietro l’altare maggiore se ne vede un avanzo con sopra scolpito un guanto, stemma della spagnuola!

 

Lapide di Anna de Salzedo (frammento) con Mano o Guanto, è datata 1586 e misura 70x57

Lapide di Anna de Salzedo (frammento) con Mano o Guanto, è datata 1586 e misura 70x57 - (Collocata Presso Il Lapidario- Convento Santa Maria Vetere)