II° Domenica Tempo Ordinario

Carissimi Fedeli!

Oltre i tempi che hanno una propria caratteristica, ci sono 33 o 34 settimane durante il corso dell'anno, le quali sono destinate non a celebrare un particolare a­spetto del mistero di Cristo, ma nelle quali tale mistero viene piuttosto venerato nella sua globalità, special­mente nelle domeniche. Questo periodo si chiama "Tempo Ordinario" o, meglio, tempo della Chiesa.
I tempi che hanno una propria caratteristica sono: l'Avvento in cui Dio Padre "moltiplica i suoi gesti d'a­more per l'umanità", sua sposa; il periodo natalizio in cui Dio Figlio, Gesù Cristo, dona "grazia su grazia"; la quaresima e il tempo Pasquale in cui lo stesso Dio Figlio manifesta l'amore più grande offrendo la sua stessa vita, e la Pentecoste in Cui Dio Spirito Santo arricchisce la chiesa con i suoi doni.
Le Domeniche del Tempo Ordinario riflettono la contemplazione amorosa e fedele della Chiesa "spo­sa" che dirige tutta la sua fede e il suo amore al Signo­re risorto e continua l'opera dell'amore e delle opere di Dio in favore dell'umanità. Non si tratta di un Tempo liturgico meno importante solo perché definito con l'appellativo ordinario.
Pertanto, la Liturgia vuole esse celebrata sempre "nella bellezza": il Tempo Ordinario è il "Tempo dello Spirito" che opera nella Chiesa, "nuovo Israele"!
Per comprendere il cammino di fede offerto dalle Domeniche del Tempo Ordinario è necessario partire sempre dal Vangelo poiché esso è, in ogni Domenica, il gioioso annuncio di Cristo risorto che presenta alla sua Chiesa le proprie opere e parole perché essa le viva nella forza e nella gioia dello Spirito Santo.
Il Tempo Ordinario è il tempo della santificazione quotidiana e della perseveranza, rappresenta il pelle­grinaggio del cristiano verso la meta finale. Questo ci aiuta ad assimilare e meditare i misteri della vita di Gesù attraverso la lettura progressiva e quasi continua che ogni Domenica si fa della sua Parola.
È  anche il tempo dell'approfondimento della fede che siamo chia­mati a vivere nelle nostre Comunità, per calare nella vita quotidiana i misteri della Redenzione che cele­briamo in parte nel tempo di Natale e che proseguiamo a celebrare nel tempo di Pasqua.
Oggi la Chiesa celebra con gioia la festa delle Nozze di Cana. Vediamo che Gesù è un uomo come noi: ha degli amici e accetta un invito a nozze insieme alla madre e ai suoi primi discepoli. Questa vicinanza lo rende «accessibile», «conoscibile» a noi. Cristo co­mincia a rivelare la sua identità non in modo verbale esplicito, quasi con formule dogmatiche, ma attraverso il linguaggio dei gesti.
Anche l'adesione dei discepoli a Cristo ha una sto­ria: la fede comincia a sbocciare proprio a Cana. Qui nasce un nuovo rapporto con il Cristo e, di conse­guenza, un nuovo rapporto fra di loro. Il legame che farà di loro una comunità è la fede comune in Gesù. Parallelamente alla prima rivelazione di Gesù, avviene
passaggio dal vecchio al nuovo popolo di Dio, non più basato sulla carne e sui sangue, ma sulla fede in Cristo. Questo è il primo dei segni fatti da Gesù: segno visibile col quale manifesta la sua gloria e i discepoli credono in lui. Questo gruppo di credenti in Gesù, nato a Cana, diventerà la Chiesa.
Nella seconda lettura troviamo questa Chiesa vi­vente. Dio ricolma di doni naturali e soprannaturali i membri della comunità. Questi doni non sono un privi­legio personale, un mezzo per l'affermazione di sé, ma un servizio per gli altri. Devono essere armonizzati e ampliati. Sono frutto non delle forze umane, ma dello Spirito.
Questa rivelazione di Cristo pone anche a noi degli interrogativi. Di dove verrà la salvezza? Dall'impegno umano, che è necessario, o dall'alleanza con Dio? In quest'opera di salvezza umano-divina la Chiesa e ogni credente hanno il compito di mettere tutto quello che sono e che hanno a servizio.
Fr. Vito, Fr. Gianni, Fr. Marco
 
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