Lunedì, Settembre 25, 2017

Un interessante documento storico che riporta notizie sul Convento e Chiesa di Santa Maria Vetere, fino a metà Seicento è pubblicazione in latino  Storia della Provincia minoritica di Bari (Memorabilia minoritica Provinciæ S. Nicolai Ordinis minorum regularis observantiæ ) scritto fra Bonaventura da Fasano.

In quest'opera, il frate osservante fasanese, ricostruisce la storia di tutti i conventi dei Frati Minori Osservanti della Provincia di San Nicola (provincia dei Frati Osservanti che comprendeva la Puglia, allora divisa nelle Terre di Bari e di Otranto e parte della Basilicata) e narrava le vicende di tutti i frati che si distinsero al loro interno dal 1222 al 1665. L'importanza dell'opera deriva dall'altissimo pregio storico, ma anche dal fatto che sia stata stampata, nel 1657, dalla prima tipografia impiantata nella città di Bari.

Dal 1647 fu Ministro Provinciale della sua Provincia e dimorò presso il convento "Santa Maria Vetere" di Andria, morì nel 1665 a Barletta dove è sepolto presso la chiesa di S. Andrea.

Nella Parte prima del documento in " I Conventi Mediterranei della Puglia Peucezia, o della Terra di Bari, cominciando da Occidente" al Cap. V Convento di S. Maria Vetere, della Città di Andria fra Bonaventura scrive che:

1     Questo convento fu eretto e costruito in onore della Beatissima Maria Vergine fuori delle mura della Città di Andria nell’anno del Signore 1438, a spese dell’Università di Andria e con l’autorizzazione apostolica di Eugenio IV , Pontefice Massimo.
Questo Cenobio aveva una duplice funzione: ospitava uno Studio di Sacra Teologia ed era Ricovero per malati gravi. Attualmente però, e da pochi anni, lo Studio è stato trasferito dapprima nella città di Lecce, e poi nel Convento di Barletta, mentre l’Ospedale è stato spostato nel Convento di Bari.
Oggi quindi si avverte tale mancanza per i giovani che andrebbero opportunamente educati agli Studi filosofici e, soprattutto, Teologici; eppure questo Convento ha una non disprezzabile Biblioteca.
I frati ad oggi ivi dimoranti sono 15, pur potendo comodamente ospitarne 20.

2     In questo Convento sono sepolti il Venerabile P. Onorato, sacerdote, e Fra Lorenzo di S. Martino, laico, che morirono in odore di Santità. Di essi (si riferisce) nella 2a parte, al cap. 7.

3     Nella Chiesa c’è una Cappella ed un altare dedicati alla Beatissima Vergine Immacolata Concezione, privilegiato in perpetuo grazie all’indulto di papa Gregorio XIII (di felice memoria), dove, ogni volta che un Sacerdote, che sia Regolare o Secolare, celebri, per volontà sua o per altri, una Messa per la liberazione di una qualsiasi anima del Purgatorio, essa ne viene salvata.

4     Inoltre in questa Cappella nell'anno del Signore 1599 fu istituita una Confraternita intitolata alla stessa Beatissima Vergine Immacolata Concezione.

5     Nell’Altare Maggiore della Chiesa, sono custodite, con il culto dovuto, alcune ossa di Santi in reliquiarî lignei ricoperti d’oro. Esse sono di S. Giacomo Apostolo, di S. Barbara, delle Sante Tecla e Costanza, vergini e martiri. In un particolare piccolo reliquiario sono conservate alcune dita delle Sante Lucia e Paolina, vergini e martiri, e le ossa di altri Santi o Sante.

6     È qui sepolto il Rev.mo P. Fra Giovanni Francesco Maculino, Commissario Generale di questa famiglia Cismontana, il quale, visitando, come era sua funzione, questa Provincia, ed essendo giunto in questo Convento, fu colpito da febbre e in soli sette giorni morì; i confratelli in sua memoria posero il seguente epitaffio.

Reverendissimus P. F. Franciscus Maculinus,
Ordinis Minorum Regularis Observantiæ,
Totius Cismontanæ Familiæ Commissarius Generalis,
In sæculo V.I.D. Theologus eximius,
Vir integerrimæ vitæ, qui ut Religionis visitandæ
Munus obiret, Andriã contendit, natus, lustra decẽ,
Labore tandem confectus, & ærumnis,
Superos petijt X. Kal. Augusti, An. D. 1602.
Ossibus, & cineri hæc monumenta pij,
Maximis cum lachrymis, posuere fratres.

[L'epitaffio integra le notizie su riportate affermando che F. Macolino era un eccellente Teologo e che la morte lo colse all'età di 50 anni il 23 Luglio (10° giorno prima delle Kalende del 1° Agosto compreso) del 1602.]

7     Sono qui sepolti anche: P. Bonaventura da Andria, rampollo della nobile famiglia Volpone, e P Donato da Turi, Ministro Provinciale, morto mentre era in Andria.

Nella seconda parte "La carriera ecclesiastica di alcuni religiosi, che eccelsero in Mansioni, Dottrina e Santità.I Vicarî Provinciali" al capitolo 01 fa riferimento alla fondazione del convento di santa maria vetere scrive cosi:

3     Luca Wadding [teologo francescano (1588-1657), nei suoi "Annales Ordinis Minorum"] ricorda Padre Antonio da Andria nell'anno 1438. Ma io, nella Bolla di fondazione del Convento di Melfi conservata nell’Archivio Provinciale del nostro Convento di Andria, trovo citato questo P. Antonio come Vicario Provinciale nell’anno 1435.
Egli infatti l’11 Settembre di quest’anno ottenne dal papa Eugenio IV il Diploma che l’autorizzava a fondare tre conventi, dei quali uno fu il Melfiense, costruito poi nell’anno 1441. [Nel Diploma è scritto:] Senza alcun nostro impegno. Dato in Firenze 11 Settembre [3° giorno prima delle Idi  del 13 compreso)] 1435. In questa autorizzazione rientrò il Convento di Andria. Per quel che concerne la diversità degli anni di questo Vicariato, dirò che, o egli fu rieletto, o il suo governo non subì interruzioni; a quel tempo infatti il Vicario di questa Provincia non era eletto tramite un permesso speciale del Pontefice, come successivamente accadde.

14     Penultimo Vicario Provinciale [poi dal 1517 si chiamarono Ministri], di cui trovo traccia, è il V. P. Bernardino da Ruvo, ma è incerto l’anno in cui abbia assunto l’incarico di Vicario. Ho soltanto trovato in un certo foglio manoscritto dell’Archivio Provinciale del nostro Convento di Andria (nel quale si riporta il 1522 come anno della sua morte, come ho scritto nel successivo cap. 7, n. 9) che, quando i confratelli lo elessero Vicario per la seconda volta, egli avesse rinunziato e, dopo tre giorni, per Obbedienza, sia stato costretto ad accettare.