Tela Santa Maria Vetere

Santa Anna Metterza

La tela è posta nella parete laterale sinistra del presbiterio.Gli storici indicano come il quadro di S.Maria Vetere, (Santa Anna Metterza) ma rappresenta al centro S.Anna che sostiene a sinistra la Vergine giovinetta, con la chioma sciolta e in tunica bianca, e a destra il Bambino Gesù (nudo con semplice zona porporina a sciarpa), quasi a profetizzare l' Immacolata Concezione e parto di Maria. Sullo sfondo si apre un paesaggio, mentre in cielo si librano angeli in volo.

Nelle Bibliografie Andriesi Monsignor Merra racconta che l'antico quadro fu fatto dipingere dai frati, secondo le disposizioni testamemtarie di Anna del Salzedo, che a tal uopo lasciava 30 ducati,

 

Scrive G.Borsella in Andria Sacra (Tip.Rossignoli-Andria 1918 pag.190):

“Sembrerà un paradosso, che il Bambolo fosse il precursore Giovanni. Un lume soprannaturale di profezia poté illuminare la vecchia Madre di Maria a rappresentarselo prima di nascere, dovendosi in lui ultimamente contemplare ed incontrarsi con felice innesto tutti i prodigiosi avvenimenti dell'Antico e Nuovo Testamento.
A non tacciare, intanto, l'artista né di ignoranza né di anacronismo per aver messo in mano all'ava il nipote, che stava in mente Dei, il giustificheremo con la licenza che accorda il Venusino ai pittori e ai poeti. (Retoribus atque Poetis Quolibet audenti semper fuit aequa potestas). A prescindere da ciò, potrà anche dirsi che il quadro in parola,essendosi formato molti secoli dopo la nascita del Battista e del Verbo, non implica contraddizione che sulle palme di Sant'Anna si vedessero l'uno e l'altro".

L'iconografia è quella della Sant'Anna Metterza, titolo derivato dalla tradizione toscana, letteralmente "messa come terza"con il quale si specifica il rango della Santa, che viene in ordine dopo il Bambino e Maria, ossia terza. L'iconografia di Sant'Anna Metterza sancisce una sorta di legame trinitario che, anche dal punto di vista figurativo, tende ad avvicinarsi alla rappresentazione delle tre persone della Trinità.
Nel dogma dell'Immacolata Concezione, stabilito dalla chiesa, era incluso il principio che Anna, come poi Maria, avesse concepito sine macula.
Secondo i Francescani, Anna concepì tramite il bacio di Gioacchino alla Porta Aurea, considerato il primo atto di redenzione compiuto da Dio. Tra gli ordini monastici i Francescani furono i fedeli assertori della veridicità dell'Immacolata Concezione.

Un particolare interessante nel dipinto di Santa Maria Vetere è la presenza del collare del Toson d'Oro indossato da Sant'Anna.
Non è chiara l'allusione a questo Ordine, anche se il riferimento va ad inserirsi nella complessità del programma iconografico che fa sì che in questo dipinto si legga,aldilà dell'immagine devozionale, soprattutto una pagina di storia civica. Quella del Toson d'Oro è stata considerata la massima onorificenza cattolica.
L'ordine fu fondato a Bruges nel 1429 da Filippo il Buono, duca di Borgogna.
Il Toson d'Oro o vello assunse a simbolo dell'ordine per analogia degli argonauti con i cavalieri alla ricerca del Santo Graal. La sua insegna è una catena d'oro con pendente dalla forma di pelle di montone.

In seno all'Ordine anche la città di Andria ebbe autorevoli rappresentanti come don Antonio Carafa, terzo duca di Andria che nel 1598 aveva sposato donna Francesca di Lanoy (1578-1656), figlia di don Carlo di Lanoy, duca di Boiano e Venerabile dell'Ordine del Toson d'Oro. Poco più tardi, nel 1685 Francesco Maria Carafa (+ Madrid 1711) divenne Cavaliere del Toson d'Oro.
È molto probabile che proprio all'investitura di Francesco Maria si possa far risalire la commissione di questo dipinto.

L'opera va assegnata a Nicola Gliri, che la realizza nel periodo maturo della sua attività.
Il clericus Nicola Gliri (1634-1687), collaboratore, con l'Altobello, di Carlo Rosa, contribuì alla formazione e all'affermazione della cosiddetta "bottega bitontina". Ebbe un'attività intensa incontrando il favore della committenza, tanto che le sue opere sono sparse in quasi tutte le chiese della Terra di Bari
.

Relazione finale lavori di Restauro

Il dipinto, ascrivibile alla seconda metà del '600, è un olio su tela che misura cm 160 X cm 109 e, raffigura Sant'Anna in trono avente in grembo da sinistra il piccolo Gesù ed a destra Maria bambina, con cornice coeva realizzata in legno intagliato e dorato a foglia. Lo stato di conservazione del dipinto era precario.
Il supporto tessile dal retro formato da una vela in tre pezzature in fibra di canapa era montato su di un telaio di tipo fisso ormai, deteriorato e fastiscente, non permetteva più una buona tensione al supporto dipinto. Nella parte anteriore il quadro risultava molto disidratato con problemi di adesione e coesione al supporto tessile. In particolare nella parte bassa evidenti numerose cadute di pellicola pittorica e sull'intera superficie dipinta depositi di polvere, sudiciume ricoperti da un pesante strato di vernice ossidata. Tempestivamente si è proceduto alla velinatura del dipinto per evitare traumi durante il trasporto nel laboratorio di restauro.

La pulitura della pellicola pittorica è stata eseguita con "dimetilformamide diluito", successivamente il dipinto è stato smontato dal vecchio telaio e pretenzionato per dare inizio all'operazione di pulitura e consolidamento del retro. Questa è avvenuta con l'ausilio del bisturi e carta vetro. Per il consolidamento si è proceduto con spennellature di colla animale dal retro. Successivamente, il supporto ormai consolidato è stato preparato per la foderatura perimetrale, utilizzando la colla pasta e le fasce di pattina in lino "L. 13 rinforzata". Dopo la foderatura perimetrale, il dipinto è stato montato su di un nuovo telaio realizzato in legno di abete provvisto di un dispositivo a dilatazione regolabile. Le stuccature delle lacune sono state realizzate con uno stucco a base di: gesso di Bologna e colla animale.
Una volta rasate queste, si è proceduto con una verniciatura preliminare con vernice mastice diluita data a pennello. L'integrazione pittorica è stata eseguita con colori ad acquerello come base, e rifinita a vernice con la tecnica del tratteggio secondo le indicazioni della D.L. della Soprintendenza di Bari.

Infine il dipinto è stato verniciato con una vernice "retoucher" data a spruzzo.
La cornice pesantemente deteriorata è stata preventivamente disinfestata, e consolidata. La pulitura di questa è stata eseguita con "dimetilformamide". Le lacune degli intagli sono state colmate con uno stucco a base di gesso di Bologna e colla animale, per quanto riguarda l'integrazione di queste, si è proceduto con la tecnica del tratteggio eseguendo la selezione cromatica dell'oro. Infine la cornice è stata protetta da una vernice "retoucher" data a spruzzo.

STUDIO D'ARTE E RESTAURO
Di Iaccarino Luigi Valerio e Zingaro Giuseppe S.a.s.
Via L. Bonomo, 93 70031 Andria (BA)

 

 

 
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