San Francesco riceve le Stimmate
"LA VERGINE MARIA CON GESU' BAMBINO E S. FRANCESCO D'ASSISI".
Il Santo è inginocchiato e tende la mano destra a Gesù che, seduto sul grembo della Madre,gli perfora il palmo con un chiodo. Qui si è lontani dalle tradizioni iconografiche che rappresentano l'evento e che si rifanno ora all'angelo foriero delle stimmate descritto nei testi di San Tommaso di Celano ora al Crocifisso di San Bonaventura.
L'ambientazione è nel ritiro del monte Averna dove appare la Vergine, circondata da angeli, con il Bambino che stringe il suo patto di sangue con il Santo.
Databile intorno alla metà del secolo, l'opera rientra nella vastissima produzione devozionale di Carlo Rosa.
Il rapporto di Carlo Rosa con Andria va oltre la casualità della presenza di sue opere come in tante altre città della terra di Bari. Importante per l'artista fu il legame con la famiglia Carafa,in particolare con Fabrizio Carafa, vescovo di Bitonto dal 1622 al 1650.
E a Napoli, in verità, che Carlo Rosa avrà i primi contatti con questa famiglia, quando nel 1641 gli viene commissionata la sua prima opera pubblica, un grande dipinto di "otto palmi di larghezza e dodici di lunghezza" , raffigurante "La guarigione dell'ossesso" per la chiesa di Santa Maria della Sapienza.
F.Strazzullo, "Documenti inediti per la storia dell'arte a Napoli",Napoli 1955,p.33
Relazione finale lavori di Restauro
Il dipinto ascrivibile alla seconda metà del '600 è attribuito a Carlo Rosa ed è un olio su tela che misura m 1.47 x 1.44.
Questo raffigura la visione di S. Francesco mentre riceve le stimmate.
Il suo stato di conservazione era pessimo , pesantemente rimaneggiato nel corso del tempo era rimasto conservato in un deposito per la paura di eventuali furti.
Il dipinto , completo di cornice coeva, presentava gravi danni a livello del supporto in quanto era stato incollato sul retro un telo in materiale plastico. La pellicola pittorica ormai disidratata , era ricoperta da un pesante strato di vernice oleosa invecchiata Il telaio, ormai era completamente inesistente a causa dell'attacco degli insetti silofagi, anche la cornice era nelle medesime condizioni ed era ricoperta anch'essa da uno strato di vernice ossidata. Dopo aver effettuato con cautela una velinatura preliminare di protezione , il dipinto è stato trasportato nel laboratorio di restauro. La prima fase è stata quella di pretensionare il supporto tessile su di un piano per iniziare la pulitura di tipo meccanica, mediante l'uso di bisturi ricurvo a lama fissa. Una volta liberato il supporto da collanti acrilici ed altro si è proceduto al consolidamento del dipinto dal retro con spennellature di colletta animale. E' stata eseguita una foderatura a colla pasta secondo il metodo fiorentino. Successivamente il dipinto è stato montato su di un nuovo telaio in abete ad espansione. La pulitura della pellicola pittorica è stata eseguita con l'uso di solventi inizialmente leggeri a base di alcool e trementina e rifinita con una mista di dimetilformammide e xilolo. Terminata la pulitura il dipinto è stato verniciato preliminarmente con una vernice mastice diluita data a pennello. Le lacune sono state stuccate con uno stucco a base di gesso di Bologna e colletta animale. L'integrazione pittorica è stata effettuata con colori acquerello come base e rifinita a vernice con la tecnica dl tratteggio; infine il dipinto è stato protetto da una vernice retoucher data a spruzzo.
STUDIO D'ARTE E RESTAURO
Di Iaccarino Luigi Valerio e Zingaro Giuseppe S.a.s.
Via L. Bonomo, 93
70031 Andria (BA)

