Lunedì, Agosto 19, 2019
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La statua in legno policromo raffigurante Sant'Antonio da Padova e il Bambino Gesù.

Negli anni '50 questa era stata pesantemente rimaneggiata sia nella materia che nella struttura ricoprendo infine tutta la superficie scultorea, realizzata dalla bottega dei  maestro Brudaglio di Andria nel 1700, con la  cartapesta. L'opera presentava pesanti ridipinture a livello del volto delle mani, un pesante strato di vernice ossidata di depositi organici e polveri occultavano la reale cromia del manufatto artistico. Come primo intervento è stato quello di liberare la scultura dall'incamotattura in cartapesta mettendo così in luce i gravi danni del tarlo. Anche la testa del santo risultava essere rimaneggiata dal momento che nell'intervento degli anni '50 era stata smontata e incollata in modo da non avere più una posizione frontale quanto invece una posizione ruotata verso il Bambino. Le parti lignee mancanti sono state integrate mediante l'utilizzo di legno di tiglio, adatto ad eseguire le ricostruzioni lignee. Le lacune sono state stuccate con gesso di Bologna e colla animale; l'integrazione pittorica è stata effettuata con colori ad acquerello Winsor e Newton e rifinita a vernice con la tecnica del tratteggio. Infine la statua è stata verniciata con vernice retoucher diluita ed applicata mediante l'uso del nebulizzatore.
(dalla Relazione di Restauro a cura dello studio Iaccarino-Zingaro di Andria) Restauro 2009

San'Antonio con la mano destra sostiene un vistosissimo giglio in argento, mentre con la mano sinistra porge il Bambino.
Come sostiene il prof. Alberto Vecchi dell'Università di Padova, il giglio nella mano del Santo è sibolo della fede, chiaro il messaggio che ne deriva: la devozione al taumaturgo padovano ha come meta nessenziale la nostra fede in quel Dio che si è fatto Bambino, per venire ad abitare in mezzo a noi, comprendendo e condividendo la nostra esistenza quotidiana di gioia e sofferenza.