OMELIA PER LE ESEQUIE DI

P A D R E    VINCENZO DE FILIPPIS

(Bitetto 7 giugno 2010)

1. Commiato. Dopo p. Mario Di Genova, a distanza di poco più di tre mesi, ci ritroviamo con sorella morte che ci priva di un  altro fratello impegnato negli ultimi anni soprattutto nel preziosissimo ministero della misericordia di Dio. E, tuttavia, col nostro Srafico Padre continuiamo a pregare e cantare: « Laudato si’, mi’ Signore per sora nostra Morte corporale, da la quale nullo omo vivente po’ scappare…». Si! Laudato si’ mi’ Signore perchè siamo certi che da sorella morte nessuno di noi puà sottrarsi e di fronte ad essa siamo tutti uguali; ma Laudato soprattutto perchè quando si vive in pienezza la propria vocazione e missione veramente Sorella morte non può farci  paura; nè può farci alcun male; anzi, è proprio Lei che, come una sorella, ci accompagna serenamente all’incontro con il Padre, come certamente sta facendo ora con il nostro p. Vincenzo.

La notizia della sua morte mi è giunta nella tarda serata di ieri, quando ormai dappertutto si era rientrati dalle processioni per il Corpus Domini. Soltanto Venerdì scorso ero stato a ritrovarlo di nuovo con p. Armando, e sembrava che le sue condizioni fossero stazionarie: eravamo riusciti a parlargli e anche a sorridere insieme. La notizia non mi ha comunque sorpreso, come immagino non abbia sorpreso i tanti che sapevano della sua malattia e che gli sono stati vicini in questo periodo, perchè tutti sapevamo del male che lo aveva attaccato e che in genere non perdona.

In realtà anche la sua sedia nel coro qui dietro, ormai vuota da più di un mese, ci ha preparato a questo momento di dolore e di distacco.

2. La morte nella fede. Di fronte alla morte, a livello puramente umano, non ci può essere altro che un grande silenzio, come il silenzio (e il pianto) di Gesù alla notizia della morte dell’amico Lazzaro; come il silenzio del Sabato santo, dopo la morte di Gesù; il silenzio di ognuno di noi di fronte al mistero della vita e della morte; il nostro silenzio per il vuoto che la dipartita di p. Vincenzo lascia tra i suoi parenti, nella Fraternità provinciale e, in modo particolare, qui a Bitetto anche tra i fedeli dove ha vissuto gli ultimi 7 anni della sua vita e delle sue attività.

Ma come Gesù ruppe il silenzio quando incontrò Marta e gli annunciò il Vangelo della risurrezione: “Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me avrà la vita eterna…” (Gv 11,26);  come sciolse il silenzio del Sabato Santo, il silenzio secolare degli Inferi quando rivolgendosi ad Adamo, disse: “Svegliati, tu che dormi! Non ti ho creato perchè rimanessi progioniero dell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti” (da un’antica Omelia sul Sabato santo); e come l’Angelo, il mattino di Pasqua, sciolse il silenzio chiedendo alle donne: “perchè cercate tra i morti colui che è vivo?”…

Anche noi siamo chiamati a sciogliere il silenzio di fronte alla morte con il canto dell’Alleluja. E questo è il momento di aprirci alla novità pasquale: con la fede nella risurrezione e nella vita eterna dobbiamo vivere questo momento di separazione in una dimensione nuova, accogliendo la perdita e la morte di p. Vincenzo come passaggio dalla precarietà dell’esistenza terrena alla beatitudine della vita eterna, dove il Signore lo ricompenserà di quello che è stato e di tutto quanto ha fatto e ha dato.

2. Rendimento di grazie. Per cui questo è per noi il momento sereno e ricco di speranza della consegna al Padre di questo fratello e del rendimento di grazie per il dono di p. Vincenzo.

Laudato si’, Signore, per la vita apostolica di p. Vincenzo, frate minore, sacerdote e parroco e per la sua instancabile attività La sua scheda personale è molto essenziale. Dopo gli studi filosofici e teologici ad Assisi e a Lecce, è stato di famiglia in pochi Conventi : ad Ascoli Satriano, come Maestro dei Fratini e Molfetta; ad Andria, Bitonto e Campobasso-S. Giovanni, come Parroco e a volte anche con l’ufficio di Guardiano; infine qui a Bitetto a servizio del Santuario.

Educatore. Soprattutto nella giovinezza p. Vincenzo è stato educatore dei fratini, ad Ascoli, e dei nostri Chierici a Molfetta. Educatore in tempi difficili, quando tutte le certezze pedagogiche erano saltate e bisognava tentare nuove vie e nuovi metodi. P. Vincenzo non si sottrasse ad un compito veramente arduo e quella esperienza lasciò in lui una propensione al rapporto sereno e paterno con gli altri, come avviene in ogni vero educatore.

Parroco. Ma l’attività che lo ha assorbito maggiormente, in cui ha dato il meglio di sè e con cui si è quasi identificato è stata quella di Parroco. E’ superfuo che mi attardi a descrivere il suo stile pastorale. Tutti quelli che lo hanno avuto come parroco conoscono di persona il modo di fare di p. Vincenzo: disponibilità assoluta, familiarità, atteggiamento positivo in ogni circostanza. Nessuna attenzione per sè e tutta per gli altri. Era certamente immerso in un attivismo, senza orari e senza riposo (chi lo conosce sa che a volte crollava per il sonno che era sempre insufficiente), ma sempre in una impostazione di progettualità e di animazione ad ampio raggio: incontri continui con i consigli pastorali, i catechisti, i tanti gruppi… e poi una grande attenzione alla centralità della Parola e dell’Eucaristia, che sosteneva il grande impegno nel campo della carità, delle problematiche familiari e sociali. Quanti problemi di lavoro o familiari lo vedevano impegnato in maniera determinata fino a quando non si intravvedeva qualche spiraglio di soluzione. Veniva fuori proprio qui quella passione e quell’ardore serafico che San Francesco ha trasmesso ai suoi figli migliori.

P. Vincenzo ha svolto anche  compiti di rilievo per la Provincia:

E’ stato presidente dei parroci. Dobbiamo a lui negli anni ’90 lo sforzo per rendere la nostra pastorale parrocchiale maggiormante in sintonia con il nostro carisma.

E’ stato coordinatore delle opere sociali ed educative della Provincia: Istituti per minori e scuole materne. Si adoperava per dare un carattere veramente educativo e francescano alle Opere e per qualificare gli operatori incontrandoli personalente e garantendo la loro formazione e aggior-namento. Soprattutto ad Andria riuscì a qualificare la Scuola Materna con figure professionali che davano garanzia sul piano educativo e organizzativo, rendenola una delle migliori di tutta la città.

E’ stato Definitore provinciale, e devo confessarvi che a volte mi dava del filo da torcere, per cui dovevo prepararmi per far fronte alle sue eventuali prese di posizione, osservazioni. Era piuttosto rigido e radicale sui principi e i valori della vita religiosa e francescana e a volte intransigente. Ma quando si trattava di situazioni personali, spesso era lui a sostenermi nel trattare con pazienza, umanita e misericordia certi casi difficili. E quando gli argomenti non reggevano di fronte alla realtà dei fatti, lui risolveva tutto facendo ricorso all’i-gnoranza invincibile: se uno non ci arriva – diceva – non ci si può far niente.

Laudato si’ mi’ Signore per la vita francescana di p. Vincenzo. Una vita vissuta con una passione straordinaria e con un unico principio orientatore : tutto per gli altri, niente per se; gli altri i fedeli, la gente, i ragazzi, i giovani, le famiglie vengono prima di ogni cosa; a volte, anche prima della Fraternità. In questa maniera stava tra la gente alla pari, non mettendosi al di sopra, come può capitare spesso anche a noi religiosi a causa dell’odine sacerdotale, che tante volte ci fa scadere nel clericalismo. P. Vincenzo è stato sempre alla pari con tutti, facendo le cose che tutti fanno, da vero frate minore, ma ci richiamava tutti alla radicalità di Francesco, e questo soprattutto con la sua vita, fino a trascurarsi anche per quanto attiene alla salute, per potersi veramente dedicare anima e corpo agli altri.

Era un uomo di spirito e dalle forti esigenze interiori; coerente con la vocazione ricevuta e con le scelte fatte in risposta a questa vocazione; religioso devoto e partecipe ai momenti di preghiera comunitaria; frate che sapeva stare in fraternità e contribuiva alla gioia dell’essere fratelli, sempre accogliente, cortese e gentile nei modi.

Laudato si’, mi’ Signore –  infine e soprattutto – per come p. Vincenzo ha vissuto la malattia. Negli ultimi anni a causa di una paresi che lo  aveva bloccato in parte, ha dovuto lasciare uffici di responsabilità diretta. Ma è stato sempre tranquillo, sereno e imperturbabile. Ha saputo convivere con “sorella infirmitate”, mostrando uno spirito di accettazione e un abbandono totale nella volontà di Dio da fare impressione.  E questo anche in quest’ultimo mese. Gli chiedevi: “P, Vincenzo come stai….  E lui: Come vuole Dio… Sia grazie a Dio!”. Veramente una grande lezione per tutti.

E soprattutto non si è mai arreso. Ha trovato spazio per quello che fratello corpo gli permetteva di fare: ha continuato a celebrare; si è dedicato instancabilmente alle confessioni, affiancando prima e poi sostituendo in tutto un altro p. Vincenzo; si è dedicato ad un antico amore che non lo aveva mai abbandonato: la lettura e la scrittura. Erano tantissimi i libri sulla sua scrivania, naturalmente tutti alla rinfusa, perchè un libro apriva e un altro chiudeva. E poi l’esigenza di riportare sulla carta il frutto delle sue riflessioni, sempre con l’afflato pastorale di riuscire a trasmette un pensiero, una indicazione che fosse di illuminazione, di sostegno o  di conforto agli altri.

E tutto sempre sulla linea di quella che poi è la caratteristica del pensiero francescano: l’Amore. L’amore può far tutto; l’amore vince tutto; l’amore ci unisce a Dio e ai fratelli. Questo il leit motif della sua spiritualità e degli insgnamenti che trasmetteva.

Ti ringrazio, infine, o Signore per tutti coloro che, facendosi segno concreto della tua premura di Padre, hanno avuto cura di p. Vincenzo, negli anni della lunga malattia e soprattutto negli ultimi mesi: i frati e i chierici di questo postnoviziato; la nipote Franca, con il marito Tonino; gli amici e i fedeli di Campobasso, di Bitonto e, soprattutto, di Andria. Signore ricompensali come tu solo sai fare.

4. Conclusione. P. Vincenzo ora non è più con noi; ha terminato il suo cammino terreno; ha concluso la sua vita di consacrazione a Dio, la sua bella testimonianza di frate minore, il suo ministero sacerdotale, soprattutto il ministero del perdono di Dio a migliaia di fedeli di Bitetto e dei paesi vicini.

Ha concluso anche il suo calvario, perché, come le anime dei giusti che sono nelle mani di Dio, Dio “lo ha provato e lo ha trovato degno di sé… in cambio di una breve pena riceverà grandi benefici” (Sap. 3,5).

Grazie P. Vincenzo per quello che sei stato; di quanto ci hai dato e per quanto ci lasci!

Il Signore ti accolga nelle sue braccia di Padre misericordioso e ti doni il frutto delle tue fatiche terrene: la beatitudine, la pace e la vita eterna Amen

Bitetto, 7 giugno 2010

fr. Pietro Carfagna, ofm
ministro provinciale

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