Caro P. Vincenzo,

quanto è difficile parlare di un amico con cui si sono condivisi tante gioie, ma altrettante sofferenze e che ora non vedo più.

II Signore ci ha donato di vivere insieme un lungo periodo della nostra vita circa 11 anni; tempo che è volato, ma ha lasciato una traccia indelebile alla mia e alla tua esperienza di sacerdoti.

Quando ho celebrato il mio 25° anniversario di sacerdozio ho voluto che mi facessi notare le mie caratteristiche, i miei difetti e i miei pregi se ce ne fossero.

Tutto ciò perché conoscevo la tua sincerità e onestà.

Devo molto del mio sacerdozio, al tuo esempio instancabile verso tutti, posso dire che nessuno è stato escluso dal tuo cuore paterno; ed hai stimolato anche me a fare lo stesso.

1)Ti ho visto come l’uomo e il compagno del “dialogo”; lunghe erano le nostre riunioni per raggiungere obiettivi comuni e condivisibili, avevi una forte capacità di ascoltare, di avere pazienza e quando non riuscivi a convincere, parlavi di ignoranza invincibile; o come amavi dire: “qui per capire, bisogna rinunciare a capire”.

II dialogo con le Istituzioni, quante scale o ascensori hai salito insieme a Massimo Fusco, nostro comune amico, che oggi hai ritrovato nella casa del Padre.

Lui ha messo a disposizione ancora la sua auto per farti strada nel Paradiso che, sono sicuro, condividete fin da ora.

Quante volte hai avuto la mia compagnia nelle settimanali andate alla Regione Puglia, mi dicevi al termine del lavoro: hai bisogno di compagnia? Ed io rispondevo: so che sei stanco, puoi dormire.

Tutto ciò non era fine a se stesso, lo facevi per amore dell’ambiente, del convento e della gente di Andria (ragazzi, giovani , famiglie, tutti…), ricordo le colonie, i campeggi, la scuola, l’oratorio s. Maria Vetere, ecc…)

Abbiamo avuto la gioia di rifare il convento di Andria ex novo, con tanti sacrifici e tanta collaborazione della gente.

Non apparteneva a te il concetto del tempo libero o delle ferie, non finivi un progetto che subito ero invitato a condividere il secondo e forse anche contemporaneamente. Quale gioia nel vedere il risultato? No! solo per poco! Bisognava andare oltre!

2) Ti ho visto compagno e uomo di grande cultura, era bello ascoltare le tue omelie ben preparate e capaci di incidere in profondità; la tua camera brulicava di libri che qualche volta ti ho messo nel letto ed erano il tormento di Rachelina e tuttavia hai sempre messo a disposizione degli altri il talento che il Signore ti ha donato.

Hai condiviso anche il pensiero di coloro che hanno vissuto con te, senza far notare le differenze; veramente per te il Frate che la Provincia ti assegnava era un “dono” da valorizzare, da condividere, da accettare e saper camminare con il suo passo. Quanta disponibilità hai mostrato quando abbiamo dovuto separare le nostre vite, mi dicesti: “se è per il bene della Provincia và”.

Dalla scuola materna, alla scuola elementare, alla scuola media, quante famiglie abbiamo avvicinato e quanti problemi si sono risolti per la nostra vicinanza.

3) Ti ho visto come l’uomo e il Frate dell’amore a Cristo e a S. Francesco. Ho visto come hai vissuto la preghiera, la concelebrazione mattutina, l’ufficio in comune, tutte cose che facevi con puntualità.

Ricordo come un giorno abbiamo cominciato la concelebrazione con tre colori differenti, abbiamo formato la bandiera tricolore, rosso p. Nicola, bianco io, e verde Tu. Una bella risata per i nostri fedeli di ogni giorno ma tutto e tornato nella norma. Ci siamo dovuti adeguare a p. Nicola.

Mi piace narrare del tuo modo di cantare: ma… mi permetti di dire la verità? Quando cantavi non eri proprio intonato e uscivano solo monosillabi dal tuo cuore, dalle tue labbra, tuttavia amavi il canto, …Ricordi il Recital “Forza venite Gente”, le serate per la festa di s. Antonio, la gioia del Natale, ma non posso dimenticare la ricorrenza del 40° della Istituzione della Parrocchia con il fascicolo dei canti che composi per l’occasione e che tu hai voluto presentare.

Sono le parole che ti sono sgorgate dal cuore e che tratteggiano il mio animo: grazie per ciò che hai scritto.

Hai sempre stimato il lavoro degli altri, anche minimizzando il tuo enorme impegno. La natura ti apparteneva, l’amore al bello, al creato, alle creature così come ci ha insegnato s. Francesco, prova ne è stata la piazza rifatta di santa Maria Vetere, con il monumento al Santo di Assisi.

Quando arrivava il Giovedì Santo, era bello contemplare il messaggio che trasmettevi nell’ ornare l’altare della Reposizione.

Ricordo come ho gustato il messaggio che dalla Croce, nasce l’altare, sul quale si immola la vittima: l’Eucaristia. Ma volentieri ascoltavi anche il pensiero mio del Venerdì Santo, e quello della Veglia Pasquale di p. Nicola.

4) Sei stato anche il Frate del Silenzio… non ho mai ascoltato una critica nei confronti di nessuno dalla tua bocca, hai sempre trovato parole di scusa, di perdono, di pace, di misericordia. Sei stato l’uomo e il frate della riconciliazione, dello sperimentare nuove strade, nuove vie, nuovi percorsi pur di salvare qualcuno. Non finirei mai di cantare la tua vita, perché mi appartiene, te ne sono veramente grato, mi hai donato la gioia di servire il Signore e i fratelli miei compagni di viaggio. 5) Ma il nostro addio e avvenuto solo due giorni prima della tua salita al Padre:

era il 4 giugno e nel silenzio della tua camera ti ho detto: “ti voglio bene” e tu mi hai risposto stringendomi la mano e carezzandomi.

E’ stato il tuo saluto, ma anche l’arrivederci, per condividere insieme l’eternità davanti al Signore.

Prega per me e per tutti coloro che il Signore ci ha donato come compagni di viaggio. L’ultimo regalo, così voglio vederlo, hai lascito questo mondo nello stesso giorno che ho perduto mia madre il 6 Giugno di tre anni fa, non potrò mai dimenticarlo. Fate festa insieme nel cielo e preparate anche per tutti noi, un posto.

Grazie per la vita che hai speso per Dio e per tutti i fratelli.

Il tuo compagno di viaggio ed amico sincero p. Armando Gravina

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