L’antico quartiere di Santa Maria Vetere ad Andria custodisce tra le sue mura una storia di resilienza e trasformazione che risale alla seconda metà dell’Ottocento. In un’epoca di grandi stravolgimenti politici, segnata dal passaggio dallo Stato Borbonico al Regno d’Italia, la figura di due fratelli, Salvatore e Vincenzo Savarese, emerse come determinante per salvare il patrimonio storico e sociale della città.

Grazie alla loro azione coordinata, il soppresso convento francescano non andò incontro all’abbandono, ma divenne il cuore pulsante dell’Asilo di Mendicità, oggi memoria storica della cura verso gli ultimi.

Il Contesto Storico: Le Leggi Eversive del 1866

Dopo l’Unità d’Italia, il neonato Stato italiano varò le cosiddette “leggi eversive” (Regio Decreto del 1° luglio 1866), che ordinarono la soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei loro beni. Ad Andria, questo significò l’allontanamento dei Frati Minori da Santa Maria Vetere.

Come documentato dallo storico Michele Agresti nelle sue cronache sul Capitolo Cattedrale, il rischio che la struttura venisse frammentata o destinata a usi impropri era altissimo. È in questo vuoto di potere che si inserisce l’impegno della famiglia Savarese.


Salvatore Savarese: La Strategia Politica in Consiglio Comunale

Se il convento di Santa Maria Vetere è rimasto un bene pubblico, lo si deve in gran parte all’influenza politica di Salvatore Savarese. Membro autorevole del Consiglio Comunale di Andria, Salvatore interpretò il sentimento della cittadinanza che non voleva perdere il legame con quel luogo sacro.

  • La “Pubblica Utilità”: Salvatore promosse una delibera fondamentale: destinare i locali del convento a un fine sociale inattaccabile.
  • La Nascita dell’Asilo di Mendicità: Grazie alla sua mediazione, il Comune ottenne la gestione dell’immobile a patto di trasformarlo in un ricovero per i poveri e gli anziani, sottraendolo così alla vendita a privati.

Padre Vincenzo Savarese: Il Carisma e la Gestione Spirituale

Mentre Salvatore operava nelle istituzioni, suo fratello Vincenzo Savarese, gesuita di grande intelletto e fervore, lavorava sul campo. Vincenzo non era solo un oratore di talento, ma un uomo d’azione che comprendeva la necessità di dare stabilità a un’opera di carità così complessa.

L’arrivo delle Piccole Suore dei Poveri

Fu proprio Padre Vincenzo a intuire che per gestire un “asilo senile” serviva una dedizione totale. Attraverso i suoi contatti nel mondo religioso, favorì l’insediamento ad Andria delle Piccole Suore dei Poveri (febbraio 1881). Le suore, seguendo il carisma di Jeanne Jugan, trasformarono l’Asilo di Mendicità in una casa accogliente, dove la dignità dell’anziano veniva messa al primo posto.


L’Eredità Architettonica e Sociale

Il contributo dei Savarese non fu solo gestionale, ma anche strutturale. Sotto la loro egida e con il supporto del Comune, l’architetto Federico Santacroce (tra il 1874 e il 1875) mise mano al complesso per adattare le vecchie celle conventuali alle esigenze di un ospizio moderno per l’epoca.

Come ricordano gli scritti storici locali, questa operazione di “riuso adattivo” ante litteram permise di:

  1. Preservare il Chiostro: Gli splendidi affreschi secenteschi rimasero parte integrante della struttura assistenziale.
  2. Mantenere il Culto: La chiesa attigua continuò a essere un punto di riferimento spirituale per il rione.
  3. Istituzionalizzare la Carità: L’asilo divenne una delle istituzioni più amate dagli andriesi, sostenuta da donazioni di privati e dalla nobiltà locale.

La storia dell’Asilo di Mendicità di Santa Maria Vetere è la prova di come la sinergia tra fede (Vincenzo) e politica (Salvatore) possa produrre risultati duraturi. I fratelli Savarese non solo salvarono un edificio, ma gettarono le basi per un welfare cittadino basato sulla solidarietà e sulla protezione dei più fragili.

Oggi, ricordare il loro impegno significa onorare le radici della generosità andriese e riscoprire l’importanza di difendere il patrimonio comune.

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