Nel cuore del quartiere storico di Andria, la chiesa di francescana Santa Maria Vetere custodisce frammenti di un passato nobiliare che intreccia le grandi dinastie del Sud Italia. Tra queste, spicca la figura di Antonia Brunforte, la cui memoria è consegnata a un’epigrafe quattrocentesca che ha attirato l’attenzione dei due più celebri storici locali: Giacinto Borsella (in Andria Sacra) e Monsignor Merra (nelle sue Monografie Andriesi).
L’Epigrafe e il Profilo di Antonia
Sebbene con lievi variazioni nella trascrizione, entrambi gli autori riportano l’elegante iscrizione latina datata 1419:
“† Digna polo patria, muliebris norma pudoris De Brunforte iacet Antonia hic Vigiliarum Stirps comitis, quondamque tuis Dux Andria sceptrum MCCCCXIX”
L’elogio funebre definisce Antonia come “norma di pudore muliebre” e “degna della patria celeste” (digna polo). Monsignor Merra arricchisce il contesto biografico, identificandola come figlia di Federico, Conte di Bisceglie (Vigiliarum), e consorte di Guglielmo Del Balzo, Duca di Andria. La sua sepoltura in questa chiesa testimonia il legame profondo tra la nobiltà del tempo e l’ordine francescano.
L’Araldica: Stelle, Draghi e Simboli di Potere
Giacinto Borsella si sofferma con occhio analitico sugli elementi decorativi che circondano la lapide. Descrive due scudi uniformi che recano le insegne delle due casate:
- La stella raggiante dei Del Balzo (Bauci), simbolo leggendario della famiglia che vantava discendenza dai Re Magi.
- L’impresa dei Brunforte, caratterizzata da un campo diviso in quattro piani.
L’elemento più curioso citato dal Borsella è la presenza di otto draghi alati (quattro per stemma). Lo storico si lancia in un’ampia digressione erudita, spiegando come il dragone non fosse solo un ornamento, ma un “emblema guerresco” atto a incutere terrore, ereditato dalle coorti romane e, prima ancora, dai Daci, dai Parti e dai Persiani.
Una Questione di Date: La Fondazione del Convento
La presenza della lapide di Antonia Brunforte (1419) apre una disputa storica sulla data di fondazione del complesso di Santa Maria Vetere. Mentre alcune fonti indicano il 1438, Monsignor Merra utilizza proprio la presenza della tomba di Antonia e un testamento di Francesco I Del Balzo del 1420 per retrodatare l’esistenza del chiostro. Se nel 1419 Antonia veniva qui sepolta e nel 1420 il Duca lasciava “sei once” d’oro ai frati, il convento doveva essere già pienamente operativo agli inizi del XV secolo.
Santa Maria Vetere: Centro di Fede e Cultura
L’articolo non può prescindere dal ruolo che questo luogo ebbe nei secoli successivi. Come ricordato dal Merra, il convento fu un polo d’eccellenza per lo studio della teologia e della filosofia, oltre a ospitare un ospedale per gli infermi. Nonostante i trasferimenti delle scuole verso Lecce e Barletta nel XVII secolo, il legame tra la città di Andria e questo complesso rimase indissolubile, riportando lo studio teologico tra le mura di Santa Maria Vetere nel 1778.
Note Bibliografiche per l’articolo:
- G. Borsella, Andria Sacra, per l’analisi dettagliata degli stemmi araldici e l’interpretazione dei simboli guerreschi.
- E. Merra, Monografie Andriesi, per la puntualizzazione biografica su Antonia Brunforte e la ricostruzione storica delle attività del convento.

