Il Presbiterio della chiesa di Santa Maria Vetere nel corso del 1900 ha subito diversi interventi. In origine, prima del Concilio Vaticano II, era separato dalla navata da una balaustra in pietra rimossa con i lavori effettuati nel 1969.

(In questa foto del  1956 viene mostrato il presbiterio con la balaustra. La foto venne scattata in occasione dell’arrivo del Simulacro della Madonna dell’ Altomare nella chiesa di Santa Maria Vetere per l’anno Mariano Diocesano)

In fondo all’abside centrale della Chiesa, posteriormente all’altare maggiore, si erge a 2.60m da terra una macchina in legno di abete dorato di autore ignoto risalente alla fine del secolo XVII.
Si tratta di una struttura imponente posizionata ad incastro nella muratura su di un fronte di m 4,75 di larghezza, per m 7.17 di altezza occupando una superficie totale di 33 mq. Essa si sviluppa su due livelli di cui quello inferiore comprende tre nicchie divise da colonne tortili interamente percorse da fiorami dorati e sormontate da capitelli compositi.
La nicchia centrale presenta una parte superiore sviluppata a conchiglia ed un pannello inferiore in smalto bianco con riquadri dorati che incorniciano una serie di formelle a forma di corolla. Dai restauri compiuti nel 1983 (a cura di Elvira Caputi Jambrenghi) è emerso che questo pannello sia un’opera recente e di scadente fattura. La nicchia ospitava un Crocifisso fino al Maggio 2010, mentre ora accoglie la statua lignea dell‘Immacolata
Nelle due nicchie laterali sono inserite le due statue in legno massiccio dell’Angelo Custode e di San Michele
L’Angelo Custode, a destra, è raffigurato riccamente ammantato d’oro e interamente proteso verso l’esterno attraverso il gesto del braccio e della gamba destra. San Michele indossa un’armatura nera e dorata, ha sulle spalle un mantello rosso, con la mano regge uno scudo nero recante l’iscrizione a caratteri dorati “Quis ut deus ossia “Chi come Dio” (significato del nome ebraico Mika EL); mentre con la lancia nella destra atterra il diavolo ai suoi piedi. I lavori di restauro (nel 1984) hanno messo in evidenza l’esistenza di numerose ridipinture stratificatesi nel corso dei secoli. Dietro ciascuna statua ogni nicchia è chiusa da pannelli di legno dipinti da porporina e vetro, probabilmente risalti ad un intervento di restauro piuttosto recente (rispetto all’anno 1983). 

Le nicchie laterali, più basse rispetto a quella centrale, si raccordano all’architrave che tutte le sormonta attraverso due spalliere variamente ornate con mascheroni e festoni d’oro.Sull’ architrave si aprono altre tre nicchie più piccole; in quella centrale vi è il busto di San Giacomo Apostolo e nelle due laterali quelli di Santa Barbara e di Santa Tecla e Costanza  vergini e martiri (cfr da “Memorabilia minoritica Provinciæ S. Nicolai Ordinis minorum regularis observantiæ Fra Bonaventura da Fasano) da “Memorabilia minoritica Provinciæ S. Nicolai Ordinis minorum regularis observantiæ Fra Bonaventura da Fasano)
Nel 1983 i tre busti-reliquiari furono anch’essi interessati dal restauro.

L’Intera macchina è inquadrata da una arcone con fasce rilevate.
Originariamente al di sotto delle due statue inferiori si aprivano due porte di accesso alla vecchia Sacrestia e al Coro in noce dotato di 22 stalli superiori e 12 stalli inferiori, disperso o distrutto in seguito ai lavori di ampliamento del convento avvenuti fra il 1956 -1957.
Queste due porte  di accesso dovevano essere stilisticamente integrate nella macchina lignea, permettendone lo sviluppo fino a terra secondo quanto emerge da alcuni frammenti di legno dorato rinvenuti nel corso del restauro del 1983.

Così scrive mons, Merra nelle sue Monografie Andriesi a riguardo del coro:

“La fascia del cornicione è bellamente rabescata: vi sono ventidue stalli superiori e dodici inferiori.  A destra e a sinistra dei bracciuoli dei due primi stalli inferiori sono scolpite a rilievo due statuette, rappresentanti l’una Santo Francesco e l’altra San Ludovico vescovo di Tolosa. Du grandi quadri con cornici dorate, si posano sul cornicione di questo coro: in uno è effigiato artisticamente il Serafino di Assisi, in atteggiamento  di ricevere nella mano destra dal Bambin Gesù,seduto sulle materne ginocchia di Maria, le stimmate col chiodo. (Tela attualmente posta sulla parete destra del Cappellone del Santissimo). Nell’altro quadro è dipinto  San Francesco Saverio Apostolo delle Indie dipinto da Pietro Fanelli nel 1666 (di questa tela attualmente non si hanno tracce..) in atto di battezzare una regina Indiana; sotto di esso di legge:

PETRUS FANELLUS ELEMOSINALITER FECIT. 1666
Dipinta da Pietro Fanelli nel 1666 con elemosina raccolta

Scrive Giacinto Borsella in Andria Sacra “Dentro (il coro) lo stesso a destra, e a manca sono situati due altri rispettabili quadri dell’apostolo delle Indie S. Francesco Saverio (di questa tela non si hanno tracce) , e di S. Francesco. Nel primo quell’insigne eroe della S. Chiesa sta in Atto di Battezzare una Eroina umilmente genuflessa ai suoi piedi avendo a fianco il consorte con turbante, e vestire turco a cui d’appresso una damicella sapendosi, che egli in quelle regioni, e nel Giappone multa centena hominum millia ad Christum convertit magnosque Principes, vegesque complures sacro fonte expiavit. Nell’altro la Vergine seduta su di un gruppo di nubi, affida il suo parto tra le braccia ansanti del Patriarca di Assisi, che tutto assorto ne contempla le divine fattezze facendo trasparire dall’aspetto la più profonda riverenza. E chi potrebbe degnamente lodar questi due dipinti che si commendan da loro anche allo sguardo meno perito dell’arte?”

L’Altare maggiore in marmo policromo di Carrara fu fatto realizzare nel 1921 da padre Leopoldo Nardone (fonte: richiesta di approvazione dei progetti da eseguire nella Chiesa a firma di padre Vincenzo de filippis indirizzata alla Soprintendenza di Bari).

Il pavimento del presbiterio in origine presentava un numero notevole di lapidi sepolcrali oggi custodite del piccolo museo del convento posto affianco alla chiesa. Vi erano sepolti andriesi illustri e frati che per dottrina e per pietà eccelsero nell’Ordine Francescano. Ne ricordiamo alcuni: fra Bonaventura Volpone morto nel 1562, fra Donato da Turi morto nel 1625, Marino Mione e suo figlio il notar Lorenzo la cui tomba fu murata nel 1540.

Nel 1969 dal 24 novembre al 21 dicembre si realizzava in Chiesa la desiderata costruzione di un nuovo altare rivolto verso il popolo (introdotto con la riforma liturgica nel Concilio Vaticano II). Con l’altare si costruiva anche la sede, le panche e il leggio tutto in pietra e marmi. Il pavimento del presbiterio,secondo la cronaca del convento a cura di padre Michele Iascone, fu rifatto in marmo, e venne eliminata anche la balaustra, e il presbiterio è stato spinto leggermente in avanti.  Il nuovo altare è stato costruito su pietra, cemento e su colonnine ricavate dalla balaustra. Per l’occasione venne rifatto in marmo tutto il pavimento del presbiterio. Dalla balaustra si ricavarono inoltre la sede del celebrante, il leggio e due panche in marmo poste ai lati posteriori del presbiterio. In quella occasione vennero spostate nel Cappellone di San Francesco le statue lignee della Madonna Immacolata e di Sant’Antonio. Il 21 dicembre 1969 alle ore 17.30 mons. Giuseppe Lanave vescovo di Andria consacrava il nuovo altare rivolto verso il popolo, concelebrarono il ministro provinciale fra Angelo Marracino e i frati della comunità  (Fonte cronaca dei frati del convento di santa maria vetere andria). Il presbiterio con i lavori di ristrutturazione del 1990 .

Altare rivolto verso il popolo 1984 chiesa santa maria vetere andria
Foto 1984 dell’altare costruito nel 1969 ricavato dalla balaustra
Foto 1984. La Balaustra con i lavori del 1969 venne utilizzata anche per realizzare delle panche ai lati del presbiterio. Sulla parete del presbiterio è visibile nella foto anche una vecchia lapide sepolcrare ora collocata nel museo delle lapidi della stessa chiesa.
Foto 1984. La Balaustra con i lavori del 1969 venne utilizzata anche per realizzare delle panche ai lati del presbiterio. Sulla parete del presbiterio è visibile nella foto anche una vecchia lapide sepolcrare ora collocata nel museo delle lapidi della stessa chiesa.

Con i lavori del 1988-1989 il presbiterio della chiesa venna completamente rimaneggiato, fu spostato l’Altare Maggiore(smontato e rimontato) verso la parete posteriore, venne installato un nuovo trittico costituito da Mensa, Ambone e fonte battesimale, ai lati venne realizzato un piccolo coro in legno, progettati dalla scuola del Beato Angelico di Milano. In quel periodo le lapidi sepolcrari presenti sul presbiterio vennero rimosse catalogate e collocate nel Lapidario.

Nel 2020 (aprile-maggio) il presbiterio della chiesa è interessato da ristrutturazione (con il contributo della Cei 8×1000), viene eliminato il coro in legno, rifatta la pavimentazione con pietra di Trani

In passato ai lati del presbiterio vi erano due nicchie nelle quali erano collocate le statue lignee di San Antonio e della Vergine Immacolata. Le nicchie sono state riaperte nel Ottobre 2008 e ospitano le statue lignee di Santa Elisabetta (a sinistra) e la Statua di San Francesco di Assisi (a destra).

 Così come scrive mons Merra in “Monografie Andriesi” queste due nicchie vennero scavate nelle pareti della chiesa, a devozione di Donato Fiordeliso di Cerignola, nel 1850 ed inizialmente ospitarono le statue lignee di San Francesco e San Pasquale.

Nel Gennaio 2013 viene collocata nella nicchia ristrutturata presente sulla parete destra della Navata la Statua di Statua di Sant’Antonio di Padova.

Sulla parete destra del Presbiterio troviamo la tela di di S.Pietro d’Alcàntara (1499-1562) santo mistico spagnolo francescano, che fondò il Convento di Pedrosa.

tela di di S.Pietro d'Alcàntara posta sulla parete destra dell'altare. Restaurata (2018) dallo studio di restauro Iaccarino-Zingaro di Andria
tela di di S.Pietro d’Alcàntara posta sulla parete destra dell’altare. Restaurata (2018) dallo studio di restauro Iaccarino-Zingaro di Andria

A piè della tela è riportata l’epigrafe:

S. PETRUS DE ALCANTARA ORDINIS MINORUM OBSERVANS.

Sempre sul lato destro del Presbiterio ritroviamo, sulla parete di chiusura, un dipinto di padre Giovanni Grimaldi e una lapide che ricorda la sua sepoltura, datata 1762, fatta fare dal fratello padre Matteo Grimaldi, a perpetua memoria del defunto fratello con il quale aveva restaurato e abbellito la Chiesa.

Tela di padre Giovanni Grimaldi posta sul presbiterio della chiesa
Tela di padre Giovanni Grimaldi posta sul presbiterio della chiesa

Con i lavori effettuati nel marzo 2020, viene rifatta la pavimentazione del presbiterio e tolto il coro in legno realizzato negli anni 80.
In tale occasione viene collocata la nuova sede presbiterale.

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