l Presbiterio della Chiesa di Santa Maria Vetere: Storia e Trasformazioni
Il Presbiterio della Chiesa di Santa Maria Vetere ha subito numerosi interventi nel corso del Novecento. Originariamente, prima del Concilio Vaticano II, una balaustra in pietra lo separava dalla navata. Tuttavia, nel 1969, i lavori di restauro rimossero questa struttura.

La Macchina Lignea dell’Abside
Al centro dell’attenzione, in fondo all’abside centrale della Chiesa, dietro l’altare maggiore, si erge una macchina in legno di abete dorato. L’autore rimane ignoto; eppure, la realizzarono alla fine del XVII secolo. Questa struttura imponente si incastra nella muratura, occupando un fronte di 4,75 metri di larghezza per 7,17 metri di altezza, con una superficie totale di 33 mq.
In dettaglio, la macchina si sviluppa su due livelli. Quello inferiore comprende tre nicchie, divise da colonne tortili interamente decorate con fiorami dorati e sormontate da capitelli compositi.
Nicchia Centrale e le Statue Laterali
In seguito ai restauri del 1983, curati da Elvira Caputi Jambrenghi, hanno rivelato che questo pannello è un’opera recente e di scadente fattura. Fino a maggio 2010, la nicchia ospitava un Crocifisso; attualmente, accoglie la statua lignea dell’Immacolata.
Ai lati, nelle due nicchie laterali, sono inserite due statue in legno massiccio: l’Angelo Custode e San Michele. L’Angelo Custode, posizionato a destra, mostra un ricco manto d’oro e si protende interamente verso l’esterno con il braccio e la gamba destra. Dall’altra parte, San Michele indossa un’armatura nera e dorata e un mantello rosso. Con una mano regge uno scudo nero che reca l’iscrizione dorata “”Quis ut deus”” (“Chi come Dio”), significato del nome ebraico Mika EL. Inoltre, con la lancia nella destra atterra il diavolo ai suoi piedi. I restauri del 1984 hanno evidenziato numerose ridipinture stratificatesi nei secoli. Dietro ciascuna statua, pannelli di legno dipinti con porporina e vetro chiudono ogni nicchia, probabilmente frutto di un intervento più recente rispetto al 1983.
Le nicchie laterali, più basse rispetto a quella centrale, si raccordano all’architrave sovrastante attraverso due spalliere variamente ornate con mascheroni e festoni d’oro.
Sull’architrave si aprono altre tre nicchie più piccole. Quella centrale ospita il busto di San Giacomo Apostolo. Nelle due laterali si trovano i busti di Santa Barbara e di Santa Tecla e Costanza, vergini e martiri (queste informazioni provengono da “Memorabilia minoritica Provinciæ S. Nicolai Ordinis minorum regularis observantiæ Fra Bonaventura da Fasano”). Nel 1983, hanno restaurato anche i tre busti-reliquiari.
Qui di seguito le foto dei busti realizzate nel restauro del 1983




Infine, un arcone con fasce rilevate incornicia l’intera macchina lignea.
Coro e Accessi Storici
In origine, sotto le due statue inferiori, si aprivano due porte. Queste permettevano l’accesso alla vecchia Sacrestia e al Coro. Il coro, in noce, aveva 22 stalli superiori e 12 stalli inferiori. Tuttavia, lo dispersero o lo distrussero in seguito ai lavori di ampliamento del convento tra il 1956 e il 1957.
Queste due porte di accesso dovevano integrarsi stilisticamente nella macchina lignea. Frammenti di legno dorato, rinvenuti durante il restauro del 1983, suggeriscono che la macchina si sviluppasse fino a terra.
Così scrive mons. Merra nelle sue Monografie Andriesi a riguardo del coro:
“La fascia del cornicione è bellamente rabescata: vi sono ventidue stalli superiori e dodici inferiori. A destra e a sinistra dei bracciuoli dei due primi stalli inferiori sono scolpite a rilievo due statuette, rappresentanti l’una Santo Francesco e l’altra San Ludovico vescovo di Tolosa. Du grandi quadri con cornici dorate, si posano sul cornicione di questo coro: in uno è effigiato artisticamente il Serafino di Assisi, in atteggiamento di ricevere nella mano destra dal Bambin Gesù,seduto sulle materne ginocchia di Maria, le stimmate col chiodo. (Tela attualmente posta sulla parete destra del Cappellone del Santissimo). Nell’altro quadro è dipinto San Francesco Saverio Apostolo delle Indie dipinto da Pietro Fanelli nel 1666 (di questa tela attualmente non si hanno tracce..) in atto di battezzare una regina Indiana; sotto di esso di legge:
PETRUS FANELLUS ELEMOSINALITER FECIT. 1666
Dipinta da Pietro Fanelli nel 1666 con elemosina raccolta
Scrive Giacinto Borsella in Andria Sacra
“Dentro (il coro) lo stesso a destra, e a manca sono situati due altri rispettabili quadri dell’apostolo delle Indie S. Francesco Saverio (di questa tela non si hanno tracce) , e di S. Francesco. Nel primo quell’insigne eroe della S. Chiesa sta in Atto di Battezzare una Eroina umilmente genuflessa ai suoi piedi avendo a fianco il consorte con turbante, e vestire turco a cui d’appresso una damicella sapendosi, che egli in quelle regioni, e nel Giappone multa centena hominum millia ad Christum convertit magnosque Principes, vegesque complures sacro fonte expiavit. Nell’altro la Vergine seduta su di un gruppo di nubi, affida il suo parto tra le braccia ansanti del Patriarca di Assisi, che tutto assorto ne contempla le divine fattezze facendo trasparire dall’aspetto la più profonda riverenza. E chi potrebbe degnamente lodar questi due dipinti che si commendan da loro anche allo sguardo meno perito dell’arte?”
L’Altare Maggiore e il Pavimento Originale
L’Altare maggiore, in marmo policromo di Carrara, padre Leopoldo Nardone fece realizzare nel 1921. La fonte è una richiesta di approvazione dei progetti indirizzata alla Soprintendenza di Bari, firmata da padre Vincenzo de Filippis.
Il pavimento del presbiterio in origine presentava un numero notevole di lapidi sepolcrali. Oggi, le custodiscono nel piccolo museo del convento, accanto alla chiesa. Vi seppellirono illustri andriesi e frati che eccelsero nell’Ordine Francescano per dottrina e pietà. Ricordiamo alcuni: fra Bonaventura Volpone (morto nel 1562), fra Donato da Turi (morto nel 1625), Marino Mione e suo figlio il notar Lorenzo, la cui tomba murarono nel 1540.
L’Altare verso il popolo e i recenti interventi
Tra il 24 novembre e il 21 dicembre 1969, la Chiesa realizzò la desiderata costruzione di un nuovo altare rivolto verso il popolo. Lo introdussero, infatti, con la riforma liturgica del Concilio Vaticano II.
Secondo la cronaca del convento, a cura di padre Michele Iascone, rifecero il pavimento del presbiterio in marmo. Inoltre, eliminarono anche la balaustra, e spinsero leggermente in avanti il presbiterio. Il nuovo altare costruirono su pietra e cemento, utilizzando colonnine ricavate dalla balaustra. Per l’occasione, rifecero in marmo tutto il pavimento del presbiterio. Dalla balaustra ricavarono anche la sede del celebrante, il leggio e due panche in marmo, poste ai lati posteriori del presbiterio. Contemporaneamente, spostarono le statue lignee della Madonna Immacolata e di Sant’Antonio nel Cappellone di San Francesco.Il 21 dicembre 1969 alle ore 17.30, monsignor Giuseppe Lanave, vescovo di Andria, consacrò il nuovo altare rivolto verso il popolo. Insieme a lui, concelebrarono il ministro provinciale fra Angelo Marracino e i frati della comunità
(fonte: Cronaca dei frati del Convento di Santa Maria Vetere).


Lavori di Restauro e Modifiche Contemporanee
Con i lavori del 1988-1989, rimaneggiarono completamente il presbiterio della chiesa. Spostarono l’Altare Maggiore (smontato e rimontato) verso la parete posteriore. Installarono un nuovo trittico, costituito da Mensa, Ambone e fonte battesimale. Ai lati realizzarono un piccolo coro in legno, progettato dalla scuola del Beato Angelico di Milano. In quel periodo, rimossero, catalogarono e collocarono nel Lapidario le lapidi sepolcrali presenti sul presbiterio.
Nel 2020 (aprile-maggio), una ristrutturazione (con il contributo della CEI 8×1000) ha interessato il presbiterio della chiesa. Eliminarono il piccolo coro in legno ( di fine anni8′) e rifecero la pavimentazione con pietra di Trani. Per l’occasione, collocarono una nuova sede presbiteriale.
In passato, ai lati del presbiterio, esistevano due nicchie che ospitavano le statue lignee di San Antonio e della Vergine Immacolata. Nell’ottobre 2008, hanno riaperto queste nicchie. Attualmente ospitano le statue lignee di Santa Chiara (a destra) e la Statua di San Francesco di Assisi (a sinistra).
Monsignor Merra, in “Monografie Andriesi“, afferma che Donato Fiordeliso di Cerignola commissionò lo scavo di queste due nicchie nelle pareti della chiesa nel 1850. Inizialmente, ospitavano le statue lignee di San Francesco e San Pasquale.
Nel gennaio 2013, hanno collocato la Statua di Sant’Antonio di Padova nella nicchia ristrutturata presente sulla parete destra della Navata.
Sulla parete destra del Presbiterio troviamo la tela di San Pietro d’Alcàntara (1499-1562), santo mistico spagnolo francescano che fondò il Convento di Pedrosa. A piè della tela è riportata l’epigrafe: “S. PETRUS DE ALCANTARA ORDINIS MINORUM OBSERVANS.”

Sempre sul lato destro del Presbiterio, sulla parete di chiusura, ritroviamo un dipinto di padre Giovanni Grimaldi e una lapide che ricorda la sua sepoltura, datata 1762. Padre Matteo Grimaldi fece realizzare la lapide a perpetua memoria del fratello, con il quale aveva restaurato e abbellito la Chiesa.

Con i lavori effettuati nel marzo 2020, è stata rifatta la pavimentazione del presbiterio, tolto il coro in legno realizzato negli anni ’80.
Per l’occasione, è stata collocata una nuova sede presbiteriale.




